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ORA E SEMPRE RESISTENZA

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giovedì 3 ottobre 2013

MANIFESTAZIONE REGIONALE CONTRO IL NEOFASCISMO A REVINE LAGO e COMMEMORAZIONE DEI CADUTI DEL PARAURO

La Sezione ANPI di Spinea aderisce 
alla Manifestazione Regionale
 indetta SABATO 12 Ottobre 
a REVINE LAGO  alle ORE 16,30




inoltre Domenica 13 ottobre alle ore 10,30 ci sarà la commemorazione
 del 69° anniversario dei caduti partigiani di Via Parauro. 
Alla cerimonia della deposizione di una corona di alloro, presso l'omonimo monumento, sono invitate le Autorità e le Associazioni e la cittadinanza.
Vista l'importanza delle due date si invitano iscritti e partecipanti ad una calorosa presenza.



Anteprima della Mostra dei luoghi della Resistenza realizzata da Luciano Favaretto
La 'Battaglia del Parauro', tra le formazioni Partigiane e le milizie fasciste, è stata una delle più violente 
e sanguinarie; avvenuta l'11 ottobre del 1944 nelle campagne tra Briana (Noale) e San Dono (Trebaseleghe).
Le 'brigate nere',  provenienti da Padova, Treviso e Venezia, convogliarono in massa, alla volta del Parauro, 
con l'intenzione di annientare i gruppi partigiani presenti in quell'area.
Nello scontro persero la vita i partigiani 'Garibaldini' e di 'Giustizia e Libertà': Aiello Cosimo, Bordoni 
Amleto, De Cesaro Silvio e Zucca Antonio, mentre, dai racconti dei testimoni, tra le fila fasciste i morti 
sarebbero stati oltre la ventina, con moltissimi feriti.

Ai partigiani caduti va l'onore degli Eroi per il loro sacrificio in nome della liberazione dal nazi-fascismo!

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Per informazioni e adesioni contattare
Sartor Rafaele rafaelesartor@yahoo.it 3386240865
Vittorio Minichini vittorio.minichini@fastwebnet.it 3280034496
Michele Bertaggia mc_berti@libero.it 3491672086

domenica 25 agosto 2013

SALUTO A GIOVANNA MARTURANO EROINA DELLA RESISTENZA

Muore a 101 anni Giovanna Marturano
La "bimba" eroina della Resistenza

L'Associazione nazionale partigiani dà notizia della scomparsa dell'ex dirigente del Partito comunista. Nel 1936, a 24 anni, aderì al Pci clandestino. Marino: "Mi unisco al dolore dei familiari". Zingaretti: "Una donna straordinaria"

E' morta a 101 anni Giovanna Marturano, eroina della Resistenza antifascista e presidente onorario dell'Anpi di Roma. "E' con estremo dolore che abbiamo appreso la notizia della scomparsa avvenuta giovedì", si legge in una nota dell'Associazione nazionale partigiani, all'interno della quale la Marturano era conosciuta col soprannome di "bimba col pugno chiuso". "Antifascista, partigiana della Brigata Garibaldi, dirigente del Partito Comunista Italiano - racconta l'Anpi - Giovanna lascia, soprattutto alle nuove generazioni, un enorme e prezioso testamento, avendo continuato fino a pochi mesi fa a testimoniare con grande passione e lucidità il suo impegno politico e civile e di quello dei suoi famigliari nella lotta per la libertà e la democrazia".

Era nata a Roma il 27 marzo 1912, medaglia di bronzo al valore militare, Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana. La Marturano aveva 24 anni quando, nel 1936 aveva aderito a Milano, dove la famiglia di origini sarde si era trasferita da Roma, al Pci clandestino. Ma era ancora bambina quando, nella casa romana di via Monte della farina, faceva con la sorella Giuliana i turni di guardia per evitare blitz della polizia fascista mentre i Marturano Pintor, dal cognome della madre, preparavano in casa la stampa e i volantini antifascisti che avrebbero poi diffuso nella Capitale.

Col trasferimento a Milano, la Marturano aveva dovuto interrompere gli studi di architettura che seguiva a Roma e aveva preso a lavorare in fabbrica. Fu arrestata con uno dei suoi fratelli e scarcerata dopo un mese di detenzione rimanendo schedata come "sovversiva", tanto che nel 1941, quando chiese di andare a Ventotene per sposare Pietro Grifone, che era confinato e che aveva conosciuto ai tempi degli studi romani al "Visconti", la polizia tentò inutilmente di impedire quello che sarebbe poi stato ricordato come "il matrimonio di Ventotene". Sulla storia di Giovanna Marturano e dei suoi famigliari nel 1972 è stato pubblicato un libro, con prefazione di Giorgio Amendola dal titolo "I compagni".

Dopo il matrimonio con Grifone, quando il marito aveva terminato di scontare il confino, era tornata a Roma e qui, durante l'occupazione nazifascista era entrata nella Resistenza, meritando la medaglia al valore. Nel 2008 è uscito il libro da lei scritto intitolato: "Giovanna - Memorie di una famiglia nell'Italia del Novecento". Nel 2013 Giovanna Marturano ha raccontato la sua vita nel documentario "Bimba col pugno chiuso".

Il sindaco Ignazio Marino ha espresso così il suo cordoglio: "Mi unisco al dolore dei familiari di Giovanna Marturano, ai quali rivolgo le mie più sentite condoglianze. Fino all'ultimo, anche grazie alla sua attività all'interno dell'Anpi di Roma, ha testimoniato alle giovani generazioni la memoria della lotta per la liberazione di Roma dall'occupazione nazifascista".

"Voglio esprimere il mio personale cordoglio e quello dell'amministrazione regionale", ha affermato il governatore del Lazio Nicola Zingaretti. "Una donna straordinaria, ha saputo con il suo coraggio, il suo impegno e la sua tenacia svolgere un ruolo fondamentale nella lotta al nazifascismo e per affermare il valore della Memoria. Ai suoi familiari va il più sentito senso di vicinanza e di affetto".
 

venerdì 3 maggio 2013

DOPO UN RACCOLTO NE VIENE UN ALTRO - Spinea incontra Adelmo Cervi

DOPO UN RACCOLTO NE VIENE UN ALTRO 
Spinea Incontra Adelmo Cervi.

Vi presentiamo i link dei  video che Brenta TV ha registrato e messo in onda dell'intervento di Adelmo Cervi nella conferenza tenuta in sala consiliare il giorno 4 aprile.
(cliccando sui link si aprirà il video)
ADELMO CERVI "dopo un raccolto ne viene un altro" 1° PARTE
ADELMO CERVI "dopo un raccolto ne viene un altro" 2° PARTE
MIRCO ZANONI  Istituto Culturale Alcide Cervi





























giovedì 25 aprile 2013

25 aprile 2013 Spinea

Riportiamo di seguito l'intervento del Presidente incaricato della Sezione dell'ANPI di Spinea, Rafele Sartor alla commemorazione del 25 Aprile.


25 Aprile 2013 festa della liberazione.

Buon giorno a tutti,
ringrazio il sindaco di Spinea, le autorità presenti, le associazioni d’arma e tutte le altre presenti 
ed infine la banda municipale.

Cari amici, compagni e concittadini,  oggi non è solo il 68° anniversario della liberazione dalla dittatura fascista, ma è -  e deve essere -,  una giornata di speranza come lo fu nel 1945.

Una speranza per i giovani.

Inizio parlando dell’amico Dino Veati,  scomparso da poco e oggi ne rivendico il ricordo per richiamarmi all’impostazione che lui dava ai suoi discorsi pubblici, quando parlando della sua gioventù e delle sue scelte,  aveva sempre anche uno sguardo ai giovani di adesso, con una visione democratica e rispettosa della nostra Costituzione.

Dino è ancora tra noi con il suo impegno con la sua presenza costante in tutte le iniziative, in particolare quella relativa alla consegna della Costituzione ai diciottenni.

Grazie Dino, tua moglie,  i tuoi figli e i tuoi nipoti saranno fieri dell’esempio che hai dato per le nuove generazioni.

Ma perché questo giorno di festa “ si di festa”, cosi piace a me ricordarlo e sentirlo, e sopratutto ha ancora un senso?

Io dico di SI

Non solo per il ricordo del passato, ma per difenderci, oggi dalle troppe manifestazioni e ai rigurgiti di stampo neofascista, in Europa e in Italia.

Ne cito tre come esempio perché la stampa, i media, in genere ne parlano poco:
-         Incursioni neo fasciste che sono avvenute nei licei Romani nel 2012,
-          È passata sotto silenzio o quasi, la costruzione di un sacrario dedicato a Rodolfo Graziani,
-          E’ stata tenuta una lezione in una scuola dell’esercito Italiano da parte di un noto fascista: Mario Merlino.

Tanti sono gli episodi che il nostro presidente dell’A.N.P.I. Nazionale si è visto costretto ad intervenire quasi ogni settimana per rispondere alle provocazioni ed azioni esplicitate in manifestazioni di stampo fascista.

Possiamo stare tranquilli sul fronte politico, sulla crisi economica, sulla mancanza di lavoro per i nostri figli?

Cosa diciamo degli esodati, ai cassa integrati, ai disoccupati e ancora sui troppi suicidi di artigiani, piccoli imprenditori e sulla violenza sulle donne?

Sono cose insopportabili per me e per una società civile degna di questo nome.

Pertanto in questa situazione di estrema incertezza e precarietà, L’A.N.P.I. ha il dovere di appellarsi ai valori della democrazia insita nella Costituzione Italiana per il bene comune.

Concludo dicendo che i partigiani invecchiano, ma la RESISTENZA NO.

Diamo questo messaggio ai nostri giovani perché portino avanti la “loro” Resistenza. 

Un saluto a tutti e BUON 25 APRILE.

Rafaele Sartor     - ANPI   Sezione di Spinea



La cerimonia è iniziata in Piazzetta Pertini (difronte all'entrata principale del Parco Nuove Gemme), con l'alza bandiera e con la deposizione dei fiori da parte del Sindaco, alla presenza delle sorelle Garbin, nel monumento ai martiri partigiani di Spinea,
Il corteo con le autorità presenti, oltre a tutte Associazioni, si è snodato per via Roma per la conclusione della cerimonia davanti al Municipio.

schierate le associazioni con i labari

Monumento ai martiri partigiani di Spinea: Da Lio Luigi, Niero Tibaldo, Garbin Bruno e Garbin Giovanni



Il momento del silenzio dopo la deposizione dei fiori,  a fianco le sorelle Garbin

Assieme al sindaco e il Comandante dei vigili e dei Carabinieri, una  folta delegazione del Consiglio Comunale

L'intervento del Presidente incaricato della Sezione ANPI di Spinea Rafaele Sartor 


Molti i cittadini che hanno partecipato

L'intervento del Sindaco Silvano Checchin


Una foto del monumento ai caduti partigiani di Spinea in Piazzetta Pertini
(in previsione della cerimonia  il gruppo mi prendo cura della mia città
 ne ha curato  la manutenzione e la pulizia)

martedì 23 aprile 2013

E' ANCORA IMPORTANTE ESSERE IN PIAZZA IL 25 APRILE



A tutti gli iscritti e a tutta la cittadinanza.

Perché oggi c'è  ancora bisogno di essere in piazza il  25 Aprile giornata della liberazione? 

Perché troppe sono state le manifestazioni neofasciste in questo ultimo anno in Italia e  più in particolare che hanno invaso i licei di Roma.        

Un certo revisionismo dilaganteche ha visto passare sotto traccia segnali come l'inaugurazione del sacrario  dedicato al fascista Rodolfo Graziani, così come  le lezioni in una scuola militare del conclamato fascista Mario Merlino.

Una difficile situazione sociale dovuta alla crisi che ci attanaglia, la mancanza di lavoro per i giovani, la corruzione e la criminalità che dilagano.
  
Tutto questo e tanto altro rende ancora una volta importante la presenza di tutti.

Invito i compagni dell'A.N.P.I. allargando l'invito a tutta la cittadinanza, ad essere presenti alla manifestazione del 25 Aprile cosi articolata.

                                               Ritrovo Associazioni
Ore 10,00 P.tta  Sandro Pertini, (entrata parco nuove gemme)
 alzabandiera, corteo per piazza municipio, 
saluto delle autorità e del sindaco,
 alzabandiera, esecuzione della banda musicale di Spinea.

Vi ringrazio tutti
Il presidente Rafaele Sartor 




In una foto di repertorio il Sindaco posa i fiori nel monumento ai partigiani di Spinea



domenica 21 aprile 2013

A SPINEA NELL'ORATORIO DI S.M. ASSUNTA DI ROSSIGNAGO FINO AL 26 APRILE MOSTRA SULLA RESISTENZA A MESTRE

Ancora pochi giorni  (giovedì 25 e venerdì 26 dalle 16.00 alle 19.00) per vedere la bellissima mostra sulla Resistenza a Mestre e nell'entroterra veneziano 1943 -1945, nell'Oratorio di S.M. Assunta di Rossignago.

Nella foto l'inaugurazione della mostra il giorno 4 aprile
Di seguito riportiamo alcuni frammenti di storia che poterete ritrovare nella visita alla mostra,  tratti da una pubblicazione del Iveser, che ha curato anche la realizzazione dell'esposizione  che l'Amministrazione Comunale assieme all'Anpi ha voluto mettere a disposizione 
della cittadinanza di Spinea


Mestre e l'entroterra  veneziano

Per inquadrare correttamente le dinamiche della lotta di Liberazione sviluppatasi nel territorio di Mestre-Marghera e nei centri della cintura urbana, Chirignago, Zelarino, Favaro Veneto, Campalto e Tessera, vanno esplicitare in via preliminare due avvertenze. È necessario, da un lato, considerare debitamente il ruolo
svolto, all'interno di questo movimento, dalla resistenza civile, accanto a quello della politica cospirativa e della guerra partigiana e, dall'altro, è bene aver presente la stretta rete di contatti e di scambi, che è sempre stata mantenuta, tra i resistenti che agivano in pianura e le formazioni partigiane in montagna, Solo a partire dall'autunno inverno del1944~ 1945 si costituirono nel l' entro terra mestrino delle vere e proprie formazioni militari. Ebbero un'importanza determinante nella prima fase organizzativa sia alcuni esponenti del l' antifascismo precedente al ventennio che elementi più giovani, i quali si erano opposti al regime, subendo il carcere e il confino, molti dei quali erano stati liberati durante i quarantacinque giorni del governo Badoglio. Tra questi ultimi Umberto de Bei, operaio dei cantieri llva, che era stato arrestato dalla polizia nel luglio del 1941 e deferito al Tribunale speciale, poi liberato nell'agosto del 1943. Aveva subito sorte analoga il calzolaio Leone Moressa, mentre altre fìgure di spicco erano Erminio Ferretto e Augusto Pettenò.
L'annuncio dell'armistizio da parte di Badoglio, 1'8 settembre del 1943, provocò un'immediata reazione dei tedeschi, che già il 9 occuparono militarmente la città. In queste prime settimane, mentre il Partito fascista e la Repubblica di Salò si andavano ancora ricostituendo, Ferretto e De Bei coadiuvati da altri antifascisti, si mossero per organizzare nel territorio il recupero delle armi, sottraendole ai tedeschi, in vista di una lotta armata, e per estendere e rinsaldare i rapporti con gli operai della zona industriale di Marghera, che consideravano come una principale componente del movimento di resistenza al nazifascismo che si stava costruendo. Venivano dal mondo operaio Diorniro Munaretto, Lorenzo Collorìo, Martino Ferrerro, cugino di Erminio ed Elio Monego che fecero abbastanza precocemente la scelta della lotta armata.
Ma la Resistenza continuò a essere condotta anche all'interno delle fabbriche.



Sul piano  politico l'avvocato Etelredo  Agusson e il ragioniere Sergio Bolognesi, entrambi socialisti, e !' azionista Amedeo Linassi  formarono già dall' autunno del 1943 un organismo politico cittadino clandestino, il Fronte nazionale di liberazione, poi. divenuto CLN.
 Il Fronte si adoperò inizialmente per aiutare i numerosi militari sbandati e per trovare rifugio per i prigionieri alleati, scappati dai campi di internamento, riuscendo a prendere contatto anche con il governo del Sud e con le organizzazioni clandestine di altre città.
Alcuni mesi dopo questa organizzazione si trasformò in Comitato di liberazione nazionale, aprendosi ai rappresentanti dei diversi partiti antifascisti.


La Repubblica di Salò, che emanò un primo bando di chiamata alle armi nel novembre del 1943, dislocò alcuni ministeri a Venezia determinando un controllo sempre maggiore del territorio.
Questa situazione e la natura del!' ambiente urbano e di pianura, del tutto sfavorevole alle dinamiche  della classica guerra partigiana, avevano spinto gli antifascisti prima indicati a salire sulle vicine montagne
per raggiungere le prime "bande" partigiane: erano confluiti molto presto nelle formazioni della zona di. Revine e del Cansiglio, inserendosi nella

Divisione "Nannetti" Erminio Ferretto, Augusto Pettenò e Mario Malgaretto .
Fu il grande rastrellamento nazifascista del Cansiglio dell'estate del 1944 a determinare il ritorno in pianura di molti partigiani mestrini.

Un gruppo dette vita al Battaglione "Felisatì" che operò spostandosi continuamente tra la zona est del Mestrino e i comuni  limitrofi, sconfinando spesso nel Trevigiano. Augusto Pettenò ne era il comandante ed Erminio Ferretto il commissario politico fino alla sua morte. Dopo la sua uccisione, la formazione, ormai composta da tre battaglioni, sotto la guida di Umberto De Bei come commissario politico e da Martino Ferretto come comandante, si riorganizzò e con la denominazione di Brigata "Ferretto" restò operativa fino alla liberazione.
 Sandra Savogin dell'Iveser mentre spiega i contenuti della mostra

cliccando su questo link si può vedere il video dell'intervento di Sandra Savogin
L'oratorio di S.M. assunta di Rossignago, sede della mostra




Un gruppo dette vita al Battaglione "Felisatì" che operò spostandosi continuamente tra la zona est del Mestrino e i comuni  limitrofi, sconfinando spesso nel Trevigiano. Augusto Pettenò ne era il comandante ed Erminio Ferretto il commissario politico fino alla sua morte. Dopo la sua uccisione, la formazione, ormai composta da tre battaglioni, sotto la guida di Umberto De Bei come commissario politico e da Martino Ferretto come comandante, si riorganizzò e con la denominazione di Brigata "Ferretto" restò operativa fino alla liberazione.

Nella zona sudovest della città invece, dal novembre 1944, operò la Brigata "Cesare Battisti" in collegamento con l'avvocato Agusson e Amedeo Linassi.
Comandata da Giovanni Battois agiva in un'area che comprende vari comuni lungo la provinciale che conduceva a Castelfranco e nel territorio di Mestre, Chirignago e Marocco.
Uno dei compiti che le vennero affidati dal comando del CVL di Venezia era quello di mantenere interrotta, con continue azioni di sabotaggio, la linea ferroviaria Valsugana che collegava Mestre con Trento, via di comunicazione attraverso la quale transitavano continuamente convogli  militari tedeschi.
Per rappresaglia, in seguito all'azione del giugno 1944 con cui la "Battisti" fece saltare il ponte ferroviario sul Dese, i tedeschi impiccarono nel novembre dello stesso anno nei pressi del ponte, dove ora è una lapide, il giovane renitente di origine  calabrese Giovanni Surace.

Operarono con ruoli diversi nel movimento resistenziale numerose  donne, di molte delle quali non è rimasta memoria; tra tutte ricordiamo Elisa Campion e le sorelle Ester e Cecilia Zille.
La prima, nata a Carbonera, operò nel Mestrino come staffetta della "Ferretto" partecipando anche alla liberazione di Vincenzo Fonti, condannato a morte dalla caserma della GNR di Treviso.
Le due sorelle Zille diffusero, in contatto con il CLN di Mestre, nelle case contadine di Chirignago e Zelarino fino a Spinea e Mirano, stampa e materiale propagandistico clandestini dei Partiti socialista, comunista e d'azione.

La "Ferretto" e la "Battisti" furono incaricate dal CLN provinciale di Venezia di condurre le operazioni per la liberazione della città. Il 27 aprile Agusson, a nome del CLN, prese contatti con le autorità di Pubblica Sicurezza di Mestre e della Guardia di Finanza per concordare le modalità del controllo del territorio nella fase di transizione. Dal mattino del giorno 28 gruppi delle due formazioni partigiane coordinate da Guido Bergamo presidiavano le strade di accesso a Mestre per impedire l'ingresso di colonne tedesche in ritirata da Sud, mentre altri elementi capitanati da De Bei e coadiuvati da operai dell'Ilva e della Breda, fermavano, anche se non completamente, i reparti tedeschi incaricati di far saltare gli impianti e il porto industriale.
A Campalto, sulla via Triestina e attorno alla stazione ferroviaria si verificarono altri combattimenti che causarono la morte di diversi patrioti,
malgrado lo stesso giorno il CLN raggiungesse dopo una laboriosa trattativa un accordo con il comando tedesco
della piazza di" Mestre per il ritiro delle truppe dalla città. I poteri passarono al CLN che riuscì a mantenere l'ordine fino all'arrivo degli Alleati il giorno seguente.
 Ai primi di maggio si celebrarono i funerali pubblici di molti dei patrioti mestrini caduti, partendo dalla piazza principale della città che il CLN intitolò immediatamente a Erminio Ferretto, il "venezian"

Gli eventi e i protagonisti della Resistenza mestrina sono -ricordati complessivamente da cinque lapidi, collocate in momenti diversi: poca  cosa, se rapportata al tributo di sangue partigiani delle due brigate che è stato di ben 45
caduti, cui sono state intitolate alcune piazze e vie. Molto resta ancora da fare perché queste vicende e il
loro significato diventino patrimonio della memoria collettiva della comunità cittadina.

 La categoria dei ferrovieri, storicamente molto sindacalizzata al cui interno era attiva la propaganda antifascista. fu impegnata immediatamente dopo l'armistizio in una serie di azioni di Resistenza, che vide coinvolti sia gli operai che il personale viaggiante. Si cercò in ogni modo di venire in soccorso dei soldati italiani catturati dopo l'armistizio e che transitavano per Mestre, destinati all'ìnternamento: gli operai distribuivano furtivamente lime per segare lucchetti e sbarre, mentre i macchinisti, con l'appoggio dei capistazione, rallentavano i treni prima dell'arrivo alle stazioni principali, per rendere possibili eventuali fughe fuori dai luoghi controllati.
Ogni tipo di sotterfugio fu impiegato per sottrarre ai tedeschi i prigionieri alleati.
Durante !' occupazione continuò l'opera di sabotaggio tesa a ostacolare i rifornimenti del!' esercito tedesco in varie forme: una modalità, messa in atto dagli operai addetti alla manutenzione, era resa possibile da un particolare procedimento, non individuabile dai tedeschi, che impediva il normale funzionamento del sistema di lubrificazione delle locomotive,  costringendole a fermarsi.
Di grande rilevanza fu la collaborazione data dal personale ferroviario con le missioni alleate incaricate di raccogliere e comunicare informazioni di carattere militare al comando.
Oltre la ferrovia si estende la grande zona industriale di Porto Marghera dove si sviluppò un movimento di opposizione la nazifascismo.


La Resistenza a Porto Marghera

Già prima dell'armistizio alcuni operai, in fabbriche come la Breda, si dichiaravano apertamente antifascisti: altri maturarono gradualmente la loro adesione al movimento di Liberazione.
Un gruppo decise di unirsi alle formazioni partigiane in montagna, molti continuarono la Resistenza in fabbrica attraverso il sabotaggio della produzione, gli scioperi, la raccolta di fondi per la lotta partigiana, la propaganda per l'allargamento del consenso tra i compagni.
Infine nelle giornate insurrezionali si impegnarono in prima persona nella difesa degli impianti minacciati di distruzione dai ,tedeschi. Un primo segnale degli effetti di questo lavoro clandestino si , videro con gli scioperi del dicembre 1943, attuati per ottenere migliora- menti salariali.
Una delle fabbriche in cui, in base alle testimonianze, si sviluppò un' azione coordinata di opposizione, in stretto rapporto con gli organismi resistenziali cittadini, furono i cantieri navali Breda, uno stabilimento militarizzato e controllato dai nazisti, in cui vi era un comando tedesco in portineria. Il sabotaggio della produzione avveniva sistematicamente e veniva realizzato attraverso diversi espedienti per evitare che gli autori venissero individuati: un sistema diffuso era l'uso di strumenti  modificati in modo da provocare corto circuiti che bloccavano tutta la produzione.
Naturalmente questo implicava un coinvolgimento sempre maggiore delle maestranze nel movimento clandestino, nel quale entrarono progressivamente alcune donne e dei tecnici e un tacito consenso dei dirigenti. Questo fu decisivo per il sabotaggio delle due Corvette, la Baionetta e la Scintilla, la seconda delle quali costruita nella primavera inoltrata del 1945 non uscì nemmeno dal cantiere.
Durante il biennio si era costituito un CLN aziendale che si impegnò nelle iniziative di sostegno ai partigiani e che operò per organizzare lo sciopero del marzo del 1944, sciopero politico proclamato dal CLNAI in tutte le città industriali del Nord.
Quando, al segnale convenuto, gli operai si fermarono, intervennero BBNN e SS con 3 o 4 camionette che radunarono gli scioperanti nel piazzale della mensa e spianarono le mitragliatrici intimando loro di
riprendere il lavoro.
Solo il sopraggiungere di un allarme aereo evitò una possibile conclusione drammatica dello scontro in atto. Gli operai che si erano più esposti furono inviati al lavoro in Germania.
Anche nelle altre fabbriche la partecipazione degli operai agli scioperi di marzo del 1944 fu significativa, benché minimizzata dalle autorità fasciste: vi furono adesioni alla Vetrocke, alla San Marco, agli Azotati, alla Termoelettrica.
Alla Sava l'adesione allo sciopero fu alta. Gli operai furono radunati da reparti armati di Pubblica Sicurezza davanti al deposito dell' allumina e fu arrestato un operaio ogni dieci, scegliendo in particolare alcuni di coloro che erano già segnalati.
Gli arrestati rimasero in carcere qualche mese.
Determinante fu l'apporto degli operai durante le fasi insurrezionali nella difesa e tutela degli impianti industriali minacciati di distruzione dalle truppe tedesche in ritirata.
Storico, è stato lo scenario delle parate del regime, luogo di celebrazione dei funerali dei fascisti uccisi e, dopo il 29 aprile 1945, della . festa popolare per la liberazione, della parata delle brigate del CNL dei funerali dei partigiani uccisi e del grande comizio del l' Maggio, il primo dopo la riacquistata libertà.



Erminio Ferretto, "el  venezian"
Terzo di cinque figli, Erminio Ferretto nacque a Mestre nel 1915.
 Allo scoppio della guerra di Spagna espatriò clandestinamente nel 1937 per combattere nelle brigate internazionali contro Franco, mentre sul piano politico aderì al Partito comunista italiano. Internato nel 1939 in un campo di concentramento dai francesi fu consegnato dal generale Petain  alla Polizia italiana nel 1941 e confinato a Ventotene.
Liberato, assieme agli altri confinati, nell'agosto del 1943 lavorò per organizzare il Partito comunista a Mestre e continuò la sua azione anche dopo l'occupazione tedesca.
Agli inizi del 1944 assieme ad Augusto Pettenò, con cui aveva condiviso le esperienze della guerra di Spagna e del confino, si trasferì nel Bellunese dove, con il nome di battaglia di "venezìan" si unì ad altre formazioni che dettero vita alla Divisione "Nino Nannetti" .
Alla grande offensiva intrapresa dai nazifascisti nel territorio bellunese Erminio Ferretto con il suo gruppo ricevette l'ordine di rafforzare l'organizzazione della lotta partigiana tra la marca trevìgiana e l'entro terra veneziano, costituendo nell'autunno del 1944 un battaglione che prese il nome del concittadino Giovanni Felisati.

 Ferretto e il suo gruppo operarono in stretto collegamento con partigiani del trevigiano, spostandosi continuamente tra Mestre, Quarto d'Altino, Mogliano Veneto. Nell'inverno 19.44-1945 le milizie fasciste effettuarono numerosi arresti tra i partigiani riuscendo a estorcere alcune informazioni sui rifugi abituali della formazione di Ferretto.
Un gruppo consistente di Brigate nere irruppe in una casa colonica a Bonisiolo di Mogliano Veneto e riuscì a scovarlo frugando nel fieno di una stalla dove si nascondeva, uccidendolo a colpi di mitra.
Erano le due di notte del 6 febbraio 1945.
Erminio Ferretto aveva solo trent'anni, otto dei quali erano stati impegnati per lottare con determinazione e coraggio contro il nazifascismo, di cui purtroppo non riuscì a vedere la sconfitta.

martedì 16 aprile 2013

Spinea Incontro con Adelmo Cervi.

Vi presentiamo i link dei  video che Brenta Tv ha registrato e messo in onda dell'intervento di Adelmo Cervi nella conferenza tenuta in sala consiliare il giorno 4 aprile.

ADELMO CERVI "dopo un racconto ne viene un altro" 1° PARTE
ADELMO CERVI "dopo un racconto ne viene un altro" 2° PARTE










martedì 9 aprile 2013

La partecipazione della delegazione della Sezione dell'A.N.P.I. di Spinea alle onoranze con la scopertura di un ceppo in memoria delle staffette partigiane medaglie d'oro, Ora e Veglia. ( 7.aprile 1943 - 7. aprile 2013). Castel Tesino (TN).